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Lola è il nostro simbolo di vita e di lotta.
Ti abbiamo già raccontato, nella pagina chi siamo, della "nostra carlina" e di come ce ne siamo innamorati.
Di come è entrata a far parte della nostra vita.
Ora scoprirai, se continuerai a leggere, il resto della storia.
Iniziamo.
Abituata com’ero alla ingombrante presenza di Astrid e alla sua mole e prestanza fisica – alla quale avevo insegnato personalmente seguita da professionisti del settore l’arte dell’addestramento -, mi dovetti abituare da subito anche alle “ridotte” dimensioni di questo tenero Carlino.
Te lo immagini come cane da compagnia, da salotto o da grembo, tutto intento tra un rantolo e l’altro a giocherellare con una pallina, un osso o, al limite, a corricchiare lentamente insieme al proprio compagno di giochi ( volutamente non chiamato PADRONE )!
Ed infatti è così, è un animale che per struttura fisica non può e non deve correre velocemente, non deve affaticarsi, non è indipendente, soffre se lasciato da solo ( ma questo vale per qualsiasi animale ) ed ama stare con la propria “famiglia”.
Anzi, ha proprio BISOGNO di contatto fisico.
E Lola non si discostava dalle caratteristiche della razza, inconfondibili.
Ma d’altronde, non potevo e non volevo pretendere che facesse le veci di un cosiddetto “cane lupo”!
Mai chiesto a Lola, ma neanche mai immaginato. “Ora ti scateno il mio FEROCE Carlino da guardia“…e giù risate!
Ma lei, un giorno, mi stupì…si travestì da cane da guardia.
Nasco a Roma da mamma romana e papà Monterealese, un piccolo paesino in provincia dell’Aquila.
Amo l’abruzzo e amo questo posto, circondato com’è dai Monti dell’Alto Aterno, dai Monti della Laga e, in minima parte, dal massiccio del Gran Sasso d’Italia.
Scusate la digressione geografica, ma ogni tanto ci vuole. Qui, ho conosciuto mio marito…qui passiamo le nostre vacanze, qui Lola ha attaccato un caprone….!!!!
Mi piace ricordare questo episodio, che mi riporta indietro di pochi anni quando la mia piccola cagnolina stava ancora bene e mi fa sorridere ancora.
Un Carlino travestito da Rottweiler.
Esterno giorno, Lago di Campotosto, giornata primaverile e mio marito, Lola ed io sdraiati a prendere il sole sulla riva del lago.

Si favoleggiava sul futuro, come fanno tante giovani coppie e, tra un bacio e l’altro, guardavamo Lola “rotolare” sulla ghiaia della spiaggia.
Lenta nel suo incedere, quasi impacciata a volte, ma carina da morire.
All’improvviso…uno scatto!
Era Lola che, in versione centometrista, si stava lanciando con “cattiveria” contro una capra che si stava avvicinando verso di noi!
Non so cosa la fece scattare, anche perchè l’altro animale non mostrava segnali di aggressività, ma la sua reazione fu un misto di tenacia e sfrontatezza.
Un minuscolo cane, che si lanciava prepotentemente contro un animale che sarà pesato almeno 10 volte lei!
Volevamo intervenire, cercare di salvare “Lolina” ed evitarle pericoli vari!
Non fu così, non ce ne fu bisogno.
Così caparbia da lasciarci senza fiato, cacciò via la capra correndole contro con una veemenza degna di un “VERO” cane da guardia.
Devo riconoscerlo, la nostra piccola ci rese fieri e questo ricordo ci fa sorridere ancora e ci tira su il morale quando la osserviamo ora in cui lei, non è più lei…!
Potrei raccontare altri episodi del genere, dei momenti in cui e come fosse carnevale, la mia “cucciola” si è trasformata in compagna di giochi, amica, sorella e probabilmente fare la figura di chi esagera, di colei che esalta la figura del proprio animale come fosse l’unico esempio di virtù esistente, ma non è così!
Racconto la storia di Lola perchè mi fa bene, perchè me la fa ricordare ora e me la farà ricordare quando non ci sarà più.
Ma, di più, per aiutare chi avrà più fortuna di me nel combattere una malattia devastante quale la leishmaniosi.
Lola aveva 5 anni quando si è ammalata e i sintomi si sono manifestati con una velocità spaventosa.
Iniziò con un problema agli occhi e passava le giornate stesa nella sua cuccia, con un’apatia non degna della mia cagnolina.
Ma, ad impressionarmi, furono proprio gli occhi. In pochi giorni, forse un paio, cambiarono aspetto…molto più “fuori” rispetto alle normali caratteristiche della razza.
Questi, uniti alla crescita a dismisura delle unghie…sono i primi sintomi della leishmaniosi.
Ma certo, detto con il senno di poi…e, soprattutto, con tutta la profilassi adottata fino ad allora non avrei mai pensato.
Portai Lola dal veterinario, come è ovvio che sia, ma scelsi il meglio per lei…o almeno credevo lo fosse.
Problema agli occhi, oculista veterinario..ovvio no??

Ma non un nome qualsiasi, il migliore “sulla piazza” o almeno, così dicevano!
Rapida visita e cura per l’ uveite, malattia tipica dei Carlini!
E le analisi del sangue??
Niente analisi del sangue??
No, niente analisi perché il luminare ha deciso che la malattia è quella diagnosticata da lui, senza remissione di peccato!
Io mi ero fatta la mia idea, credevo fosse leishmaniosi e più passava il tempo, più mi convincevo.
Ma no, la strada intrapresa dal LUMINARE era per una “semplice uveite” e come fai tu a smentire “cotanta scienza” e a mettere in discussione una Laurea, dato che sei solo un amante degli animali?
Si sa, in questi tempi di internet ti colleghi e cerchi,cerchi,cerchi…e la rete ti risponde, certo che ti risponde.
Ma c’è un problema, la rete non può visitare il tuo cane.
Passa il tempo e Lola peggiora, così che mi convinco a fare una seconda visita da un altro veterinario che, con una semplice analisi del sangue, mi da conferma del mio terrore.
Era lei, la malattia che sta uccidendo migliaia di cani e, in alcune parti del mondo, anche gli uomini.
Un parassita infido, portato dal pappatacio, micidiale e silente ma devastante quando esplode in tutto il suo potere distruttivo.
A quel punto, mi fu consigliata una cura antitumorale.
Così feci, anzi facemmo…perché nello scrivere e presa dai ricordi, dimentico che mio marito è sempre stato in prima linea, a combattere questa battaglia con me.
Il primo ciclo andò bene, e Lolina iniziò a riprendersi.
Era come se avesse preso una scossa, positiva, ma una scossa.
A quel punto, insieme alla veterinaria, decidemmo di iniziare il secondo ciclo di antitumorale, ma gli effetti finali non furono quelli sperati.
Lola peggiorò di nuovo e i segnali della gravità della malattia, purtroppo, erano sin troppo evidenti.
Non camminava più, gli occhi erano sempre più gonfi e la malattia li aveva devastati…era diventata completamente cieca.
Fu in quel periodo, parlo dell’estate del 2015, in cui con la morte nel cuore capisco che per la mia adorata cucciola non c’è più nulla da fare.
Forse per l’egoismo tipico dell’uomo o forse solo la “cocciutaggine” di chi ama il proprio cane, mi ha portato ad insistere fino alla fine sperando in un miracolo, semplicemente perché lei lo meritava.
Ma era tardi, è tardi…anche se lei continua ad abbaiare mentre scrivo.
Per cui, decido di staccarmi anche dal secondo veterinario e mi affido al tempo, all’inesorabile trascorrere del tempo che manca a “Lolina mia” cercando, nei limiti del possibile , di non farla soffrire.
Ma qualcosa in me non quadra, non sono realmente convinta di averle provate tutte.
Ed ecco che, una mia amica, mi fa il nome di un veterinario che guarda caso aveva lo studio a due passi da casa mia.
E, questa volta, faccio nome e cognome…perché voglio ringraziare pubblicamente il Dott. Massimo Buzzanca, perché se lo merita!
Una delle prime cose che noto in un medico, sia esso per “umani o per animali“, è il grado di tranquillità che riesce a trasmettermi.
Tanti medici sono bravi, anche se i distinguo esistono come in tutti i campi, ma la differenza la fa l’empatia.
E lui è così, è stato capace di creare un rapporto di fiducia in cui non vedi solo il professionista, ma anche l’uomo che ama gli animali.
E vederlo accudire Lola con amore come se fosse il suo cane, mi ha fatta stare bene. O, almeno, un pò meglio…!
Ed è bello, triste ma bello.
Sono arrivata tardi da questo medico, ma non finirò mai di ringraziarlo perché è grazie a lui che, solo ora, ho iniziato a mettere a tacere i fortissimi sensi di colpa che ho avuto nei confronti di Lola e che hanno urlato dentro di me negli ultimi due anni.
Mi ha spiegato che la Leishmania si cura, ma va presa in tempo… e io, purtroppo, non l’ho fatto.
Certo, è una magra consolazione pensare “ l’avessi conosciuto prima e non è colpa mia “, ma il poter trasmettere un messaggio di speranza a chi avrà voglia di leggere questo breve racconto, mi rasserena un pò.
A chi, come me, ha sofferto o ancora sta soffrendo per il proprio animale, perché una malattia non è stata presa in tempo o è stata curata male.
A chi ha vissuto o sta vivendo la mia stessa esperienza, dico: ” anche da voi, nella vostra città, nella vostra regione, esiste un “Massimo Buzzanca“.
Trovatelo, perché il “mondo dei cinofili” è pieno di professionisti di altissimo valore.
Non fermatevi al primo solo perché si è fatto un nome, o fermatevi su quel nome solo se avete la certezza matematica – dettata dal cuore – che lui sia la persona giusta.
Chiedete, informatevi, usate il passaparola e non lasciate nulla di intentato , perché esiste un mondo buono che parla dei cani, un mondo bene informato che saprà indirizzarvi o solamente consigliarvi per il meglio.
A Lola è rimasto poco tempo prima di addormentarsi definitivamente, e so che lascerà un vuoto difficilmente colmabile.
Ora sta abbaiando, io scrivo e LEI abbaia …nonostante la poca voce che le è rimasta in corpo e le forze che diminuiscono giorno dopo giorno, LEI continua a fare la guardia.
Non si sa a cosa, perché non vedi e non senti più…ma continui a farla.
Sei unica, ti voglio un mondo di bene mio piccolo grande Carlino.
Ora basta, devo smettere di scrivere…è ora di preparare la cena per la mia splendida famiglia, Lola compresa.
Dedicato a chi ama gli animali, dedicato a Lola.
Ciao, Cinzia.
Someone purchsed a